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| Titolo: LA PASSIONE DI CRISTO |
| Anno di produzione: 2004 |
| Nazionalitá: USA |
| Durata: 130 |
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Trama
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Film impossibile da recensire, in chiave "normale". Perché non si può non partire da due pregiudizi, quello del credente o quello del non credente. Critici e commentatori normalmente equidistanti e distaccati, molto accreditati, non hanno resistito al sentimento, al coinvolgimento, sì, al pregiudizio. La Passione è stato definito pulp, horror, e via dicendo. Vanno rilevati, prima di tutto, l'attesa e il marketing. In tutta la storia del cinema mai un film ha generato tanta attesa, da Via col vento a Ben Hur, da Otto e mezzo a Schindler's List. Un'attesa certamente buona e benemerita, al di là di tutto. Lo si deve a Gesù, personaggio eccezionale, magari divino. Guardato al microscopio della filologia, dei vangeli, della Storia eccetera il film presenta... solo errori: il linguaggio, le omissioni, questi troppo cattivi, quelli troppo buoni, l'eccesso di violenza, i pesi del racconto, la parte di croce orizzontale, la croce intera, i buchi prefabbricati, l'invenzione del diavolo. Trattasi di un vero manifesto di tutte le licenze che può permettersi il cinema. E non vale neppure la (più o meno grande) consapevolezza di Gibson, che è comunque autore tenace e capillare e certamente ha molto ragionato su ciò che doveva fare. Il film va dunque inteso come eccesso di cinema e magari di licenze, e come iperbole generale. Col paradosso degli opposti: troppa filologia di linguaggio - aramaico e latino - troppa semplicità e sproporzione di caratteri - le facce da bestie dei torturatori, di Barabba, la crudeltà di Caifa eccetera -, 90 minuti di torture, 2 minuti di resurrezione. E poi quel simbolo grottesco del tavolino costruito dal falegname Gesù, di perfetto design, che mette in difficoltà anche la Madonna. Dunque iperbole e eccesso di espressione. Però, rispetto all'iconografia tradizionale certamente Caviezel si avvicina molto a quell'immagine. La scena iniziale nel Getsemani, la sagoma di Gesù, il buio, gli ulivi neri, la paura del destino che si compirà, davvero commuove. Chi crede è tenuto a ritenere che quella rappresentazione sia vicina alla verità. Così come cerca di essere verità il linguaggio, l'aramaico e il latino tradotti dai sottotitoli. E i sottotitoli sono, questa volta, una mediazione particolare, sono la metafora di sé stessi. Certo, è sentimento, è suggestione. Non è fede, che deve giungere da altri luoghi, non dalla corteccia, ma dalla profondità cerebrale. E poi il cinema, si sa, non ha lo stomaco per i grandi pronunciamenti. Puoi entrare in sala dubbioso ed uscire credente, magari per un'ora, o per un giorno. Nessuno si convertirà assistendo alla Passione, perché il cinema non converte nessuno. Il film potrà essere acquisito come moda o suggestione però il primo risultato c'è stato, quello dell'attesa, dell'evento e, appunto, del promemoria. La violenza, la sofferenza, il sangue, iperrealisti, esasperati, ne sono il valore aggiunto. In venti secoli di tradizione, di memorie, di omelie reiterate, forse l'istantanea della sofferenza di Gesù è diventata abitudine, è stata dimenticata e azzerata. Gibson ce la ripropone con un supplemento di shock. Un promemoria che può servire. In questo momento storico, dove la nostra cultura occidentale, e la nostra religione, sono taciturne, sconcertate e aggredite, è bene ricordare che anche dalle nostre parti c'è una mistica forte e c'è la fede, se vuoi interessarti a lei.
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Altre informazioni
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La passione di Cristo è un film di Mel Gibson del 2004.
Il film è uscito nelle sale degli USA il 25 febbraio 2004 con la visione vietata ai minori di 14 anni, mentre in Italia è uscito nelle sale il 7 aprile 2004 senza alcun tipo di censura.
Il film è aperto dalla citazione di un versetto del Libro di Isaia (53,5), scritto nell'VIII secolo a.C., che la tradizione cristiana applica a Gesù.
La vicenda si concentra sulle ultime ore di vita di Gesù Cristo, dall'arresto nell'Orto degli Ulivi, al processo sommario presso il Sinedrio e Ponzio Pilato, alla sua atroce flagellazione, fino alla morte in croce e risurrezione. La trama del film cerca di seguire il racconto dei vangeli creando una sinossi-armonizzazione di essi data la loro complementarietà (vedi tavola sinottica in Passione di Gesù). Alcune delle scene sono tratte dai diari di Anna Katharina Emmerick, una mistica tedesca vissuta tra il 1774 ed il 1824 - in particolare dal suo libro La dolorosa Passione del Nostro Signore Gesù Cristo, e da La mistica città di Dio di Maria di Agreda. Per ricreare maggior realismo, il film è stato interamente girato in latino e in aramaico, le lingue del tempo, e sottotitolato nelle lingue moderne. La ricostruzione dei dialoghi in aramaico, lingua che nella versione parlata allora in Palestina (il cosiddetto "aramaico maccabaico") ci è nota solo con una certa approssimazione, è stata affidata al gesuita statunitense William Fulco.
La passione di Cristo - per volontà espressa del suo regista - intende essere un pugno nello stomaco dello spettatore, e fare riflettere sulla portata del sacrificio salvifico del Figlio di Dio, attraverso scene realistiche e violente.
PRODUZIONE
Gli esterni del film sono stati girati in Basilicata, nella città di Matera e di Craco (piccolo paese di circa 700 abitanti della provincia materana) mentre gli interni presso gli studi di Cinecittà a Roma. Le riprese del film si sono svolte tra il 4 novembre 2002 fino al 21 gennaio 2003; il suo budget è stato di soli 30.000.000 $. Molti gli aneddoti che girano attorno alla lavorazione del film, avvenuta su un set blindato, nel freddo inverno di Matera. Il coinvolgimento emotivo e spirituale è stato forte anche da parte di chi non si potesse dire credente. Si parla di conversioni e di piccoli miracoli[senza fonte], per esempio le attrici Monica Bellucci e Maia Morgenstern hanno scoperto la propria gravidanza durante le riprese. L'interprete del Cristo, l'attore cattolico statunitense James Caviezel, è stato assistito per tutte le riprese da un sacerdote; nelle pause di lavorazione recitava il rosario, per trarre ispirazione e forza. Le ore trascorse seminudo appeso alla croce gli sono costate un principio di ipotermia ed una polmonite.
La maggior parte delle scene nel film dove vi è Cristo morente sulla croce l'attore Caviezel è stato sostituito con una fedele ricostruzione robotica.
Box Office
Nonostante le pesanti critiche il film ha ottenuto molto successo. Infatti la pellicola ha incassato a livello internazionale circa 611.400.000 $; negli USA il film nelle sale ha incassato ben 370.782.930 $, mentre in Italia il film ha incassato circa 19.939.336 ?, diventando il film più visto nelle festività di Pasqua del 2004.
Confronto con la Sindone
Se autentica, la Sindone rappresenta l'unico testimone che permetta di ricostruire con precisione, tramite analisi medico-legale, i maltrattamenti subiti da Gesù durante la sua passione che nei vangeli sono solo genericamente accennati. Si notano alcune discordanze tra i patimenti dell'uomo della Sindone e il film:
* Nella Sindone la "corona" di spine è più propriamente un casco che avvolge tutta la testa esclusa la faccia, mentre nel film, conformemente all'iconografia tradizionale, si tratta di un semplice "cerchio" di spine;
* Nella Sindone la flagellazione è stata realizzata con un classico flagellum romano, ossia una specie di frusta con tre cordicelle terminanti ognuna con un piccolo manubrio. I colpi sono 121 distribuiti prevalentemente nella zona dorsale, pochi nel petto soprattutto nel ventre, e non rappresentano ferite profonde nella pelle. Nel film invece la flagellazione è realizzata con piccole lamiere e piccoli ganci che feriscono in profondità la pelle e la zona colpita è tutto il corpo, ventre incluso.
* Dalla Sindone si deduce che il condannato ha portato solo il patibulum, il traverso orizzontale della croce, mentre nel film, conformemente all'iconografia tradizionale, Gesù porta la croce intera (ma curiosamente i "ladroni" portano il solo patibulum).
* L'uomo della Sindone ha le ferite dei chiodi nei polsi, mentre nel film, conformemente all'iconografia tradizionale, Gesù è inchiodato nei palmi delle mani.
* L'analisi del rigor mortis e dei rivoli di sangue dell'uomo della Sindone mostra che i polsi erano inchiodati a una distanza tale da garantire al crocifisso una certa libertà di movimento per evitare il soffocamento immediato, mentre nel film le mani sono inchiodate a una distanza maggiore, tanto che un soldato deve tirare il braccio fino a slogarlo.
* L'uomo della Sindone presenta numerose contusioni al volto (sopracciglio sinistro gonfio, naso rotto, labbro superiore rotto, fronte e zona orbitale destra gonfie), ma la zona orbitale destra non appare così gonfia come invece nel film.
Titoli di coda
Directed by
Mel Gibson
Writers
Screenplay
Benedict Fitzgerald and
Mel Gibson
Producers
Bruce Davey ... producer
Mel Gibson ... producer
Stephen McEveety ... producer
Enzo Sisti ... executive producer
Cast - in credits order (verified as complete)
James Caviezel ... Jesus
Maia Morgenstern ... Mary
Christo Jivkov ... John
Francesco De Vito ... Peter
Monica Bellucci ... Magdalen
Mattia Sbragia ... Caiphas
Toni Bertorelli ... Annas
Luca Lionello ... Judas
Hristo Naumov Shopov¹ ... Pontius Pilate
Claudia Gerini ... Claudia Procles
Fabio Sartor ... Abenader
Giacinto Ferro ... Joseph of Arimathea
Olek Mincer¹ ... Nicodemus
Sheila Mokhtari ... Woman in Audience
Lucio Allocca ... Old Temple Guard
Paco Reconti ... Whipping Guard
Adel Bakri ... Temple Guard
Luciano Dragone ... Second Man
Adel Ben Ayed ... Thomas
Franco Costanzo ... Accuser
Lino Salemme ... Accuser
Emanuele Gullotto ... Accuser
Francesco De Rosa ... Accuser
Maurizio Di Carmine ... Elder
Francesco Gabriele ... Elder
Angelo Di Loreta ... Elder
Federico Pacifici ... Elder
Roberto Santi ... Elder
Giovanni Vettorazzo ... Elder
Ted Rusoff ... Elder
Tom Shaker ... Eyepatch
Andrea Coppola ... Grizzled Beard
Romuald Klos¹ ... Roman Soldier
Giuseppe Lo Console ... Roman Soldier
Dario D'Ambrosi ... Roman Soldier
Luciano Federico ... Man in Audience
Omar Capalbo ... Boy
Valerio Esposito ... Boy
Antonello Iacovone ... Boy
Nicola Tagarelli ... Boy
Ivan Gaudiano ... Boy
Chokri Ben Zagden ... James
Roberto Bestazzoni ... Malchus
Luca De Dominicis ... Herod
Pedro Sarubbi¹ ... Barabbas
Abel Jafry¹ ... 2nd Temple Officer
Lello Giulivo ... Brutish Roman
Emilio De Marchi ... Scornful Roman
Roberto Visconti ... Scournful Roman
Sergio Rubini ... Dismas
Francesco Cabras ... Gesmas
Andrea Ivan Refuto¹ ... Young Jesus
Giovanni Capalbo ... Cassius
Matt Patresi ... Janus
Sabrina Impacciatore ... Seraphia
Daniela Poti ... Young Girl
Jarreth Merz¹ ... Simon of Cyrene
Noemi Marotta ... Woman
Rossella Longo ... Woman
Davide Marotta ... Baby
Rosalinda Celentano ... Satan
Danilo Di Ruzza ... Pilate's Servant
Vincenzo Monti ... Herod's Courtier
Danilo Maria Valli ... Herod's Courtier
Nuot Arquint ... Herod's Courtier
Abraam Fontana ... Herod's Courtier
Valerio Isidori ... Herod's Courtier
Paolo Dos Santos ... Herod's Boy
Arianna Vitolo ... Herod's Court Woman
Gabriella Barbuti ... Herod's Court Woman
Ornella Giusto ... Herod's Court Woman
Michelle Bonev ... Herod's Court Woman
Lucia Stara ... Herod's Court Woman
Evelina Meghnagi ... Herod's Court Woman
Francis Dokyi Baffour¹ ... Herod's Servant
Original Music
John Debney
Cinematographers
Caleb Deschanel (director of photography)
Editors
Steve Mirkovich (recut)
John Wright
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Recensione
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Alla sua uscita nelle sale, La passione di Cristo ha scatenato feroci dibattiti, specie per le accuse di eccessivo ricorso alla violenza (cui Mel Gibson non è nuovo) e di antisemitismo.
Si racconta che Papa Giovanni Paolo II visionò la pellicola nel corso di una proiezione in anteprima e si dice abbia commentato dicendo "It is as it was" "(il film) è come fu (la passione)". Tuttavia questa affermazione è stata più volte smentita da alcuni assistenti del Papa.
Quasi tutti i critici italiani hanno stroncato il film, tranne Pino Farinotti che gli ha dato un voto molto alto definendolo un capolavoro. Il film ha ricevuto 3 candidature al Premio Oscar 2005: miglior fotografia, trucco e colonna sonora.
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Photo Gallery (2)
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