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| Titolo: IL RICCIO |
| Anno di produzione: 2009 |
| Nazionalitá: Francia |
| Durata: 100 |
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Trama
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Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.
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Altre informazioni
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La pellicola è ispirata al romanzo del 2006 di Muriel Barbery "L'eleganza del riccio".
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Recensione
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Una distinzione di campo in termini. Ma sebbene il titolo della trasposizione cinematografica si riduca al solo animaletto, "L'Eleganza del riccio" (il libro-caso editoriale di Barbery Muriel) è comunque tutta nel film, fin dall'ambientazione in un palazzo Art Noveau creato in studio come emblematico contenitore d'un'altra epoca, misterioso, magico e poetico, giusto abbinamento con personaggi contraddistinti dalla raffinatezza di modi e battute, di arredamenti di cui si circondano, di cultura che hanno e opere che fanno.
Sintetizzate le differenze oriente/occidente nella filosofia di gioco degli scacchi e del "go" (rispetto all'atteggiamento verso l'avversario), la varia umanità dell'esordiente Mona Achache ha pure altri punti di condivisione. I tre personaggi centrali sono infatti accomunati dai gatti che tengono in casa, il galante e la portinaia si capiscono attraverso le citazioni e i nomi dati ai propri felini (dal romanzo "Anna Karenina"), le due figure femminili tendono a nascondersi agli altri, se l'uomo viene dal Sol Levante la ragazzina studia il giapponese, e i disegni con cui si diletta - che prendono anche corpo in chicche di inserti d'animazione ? sono tratteggiati con un pennarello nero morbido che richiama la calligrafia nipponica a pittura.
Al di là delle apparenze, la banalità di un ruolo può riservare sorprese (una biblioteca in casa così come una riserva di cioccolato in frigo), mentre la dodicenne protagonista, convinta dell'insensatezza e dell'assurdità della vita, nonostante si impegni in prove di suicidio è però mossa da fantasia, curiosità e attenzione che la portano sia a filmare con una vecchia macchina da presa che a riprodurre su carta le persone attorno a lei. E frequentando quelle che sente più affini cambia la sua idea della morte ("non rivedrete più quelli che amate e coloro che vi amano, è la tragedia che si dice"), all'interno di una programmata fiaba dall'accurata confezione estetica di classe tenuta in ordine da una sinfonia di oggetti e dalla precisa cadenza degli eventi.
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Photo Gallery (3)
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| GIUDIZIO UTENTI CINEMASTORE: |

Bellissimo
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