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| Titolo: VALLANZASCA - Gli angeli del male |
| Anno di produzione: 2010 |
| Nazionalitá: Italia/France/Romania |
| Durata: 125 |
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Trama
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La vita, i crimini, gli arresti e le fughe dal carcere di Renato Vallanzasca e della sua banda in un racconto cinematografico che è anche un affresco di un periodo della nostra storia più recente. Milano, anni settanta. Il mondo della mala è dominato dal potere incontrastato di Francis Turatello, detto "Faccia d'angelo" quando la banda Vallanzasca irrompe sulla scena. Iniziato fin da giovane alla carriera criminale ora guida un gruppo di amici di infanzia, tossici e piccoli delinquenti, che dalle rapine passa a consumare un omicidio dietro l'altro. Il denaro scorre e la banda si dà alla bella vita. Renato nel frattempo ha incontrato Consuelo, bellissima e disinvolta ragazza meridionale che si trova con lui nel momento del primo arresto e gli resterà accanto fino all'evasione da San Vittore, 4 anni e mezzo dopo. Ma la latitanza di Vallanzasca si conclude con l'uccisione di due poliziotti presso il casello di Dalmine: il boss viene arrestato poco dopo. Il periodo di detenzione a Rebibbia gli offre l'occasione di un chiarimento con il nemico Turatello. Gli anni successivi vengono scanditi dai passaggi da un carcere all'altro, da processi e rocambolesche fughe. Dopo l'ennesima evasione rivede Antonella, amica d'infanzia, che gli era stata accanto per tutta una vita. Ma ancora una volta la latitanza di Vallanzasca si conclude in una sera d'estate.
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Altre informazioni
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Vallanzasca - Gli angeli del male è un film del 2010 diretto da Michele Placido e basato sulla vita del criminale Renato Vallanzasca.
La sceneggiatura, scritta da Placido con la collaborazione di Kim Rossi Stuart e Andrea Purgatori, è ispirata al libro autobiografico Il fiore del male. Bandito a Milano scritto da Vallanzasca stesso con l'aiuto del giornalista Carlo Bonini.
Titoli di coda - Credits
Directed by Michele Placido
Book Renato Vallanzasca & Carlo Bonini
Story Andrea Purgatori & Angelo Pasquini
Screenplay Michele Placido & Kim Rossi Stuart Screenplay & Antonio Leotti Screenplay & Toni Trupia Screenplay & Andrea Leanza
Screenplay Antonella D'Agostino Screenplay collaboration
Producers Elide Melli ... producer
Cast - in credits order
Kim Rossi Stuart ... Renato Vallanzasca
Valeria Solarino ... Consuelo
Filippo Timi ... Enzo
Paz Vega ... Antonella D'Agostino
Moritz Bleibtreu ... Sergio
Francesco Scianna ... Francis Turatello
Toni Pandolfo ... Spaghettino
Gaetano Bruno ... Fausto
Nicola Acunzo ... Rosario
Stefano Chiodaroli ... Armando
Lino Guanciale ... Nunzio
Federica Vincenti ... Giuliana
Paolo Mazzarelli ... Beppe
Monica Barladeanu ... Nicoletta
Lorenzo Gleijeses ... Donato
Gerardo Amato ... Renato's Father
Adriana De Guinn ... Renato's Mother
Lia Gotti ... Carmen
Other credited cast listed alphabetically
Riccardo Cicogna ... Il rosso
Stefano Fregni
Cinematographers Arnaldo Catinari
Editors Consuelo Catucci
Produzione
Progetti fallimentari
Reduce dalla realizzazione di film del genere Altri uomini e L'attentatuni, il regista Claudio Bonivento, da sempre attratto dalla vita di Renato Vallanzasca, nel 1998 iniziò a pensare concretamente a un film su di esso dopo aver letto il libro autobiografico Il fiore del male. Nel 2000 iniziò a formalizzarsi ufficialmente la trasposizione del libro, con Bonivento in cerca di accordi con studi di produzione e attori.
Bonivento parlò con Vallanzasca stesso per informarlo delle sue intenzioni, il quale gli disse che non avrebbe dovuto essere indulgente nei suoi confronti. Il regista iniziò quindi a pianificare le prime idee sulla caratterizzazione che avrebbe avuto il film, assicurando al pubblico che non avrebbe realizzato un film di mafia nel pieno senso del termine ma piuttosto una rappresentazione della sua carriera criminale sul cui sfondo avrebbe dominato la storia d'amore tra il Vallanzasca e la sua compagna Giuliana.
Nel tentativo di trovare una casa cinematografica interessata al film, Bonivento contattò gli studi Rai e Mediaset, i quali, però, risposero negativamente all'offerta. Denunciando la situazione di difficoltà cui si trovava il film per via dei rifiuti datigli dalle maggiori compagnie televisive italiane, Bonivento criticò apertamente il loro comportamento che puntava - a suo dire, al boicottaggio dell'opera nel timore che il film si trasformasse una celebrazione alle gesta criminali di Vallanzasca.
Bonivento pensò ad un nome noto come Sean Penn per interpretare Vallanzasca, citando Claudio Amendola per Francis Turatello e Charlotte Gainsbourg per Giuliana. In seguito, il regista contattò Riccardo Scamarcio per la parte da protagonista dopo averlo visto recitare in Tre metri sopra il cielo e Romanzo criminale. Sia Bonivento che Vallanzasca concordavano sul fatto che Scamarcio somigliasse verosimilmente al criminale, il che lo rendeva perfetto per la parte.
Dopo diversi anni di stallo e sviluppi tardivi, Bonivento annunciò all'edizione 2005 del Festival Internazionale del Cinema di Salerno che il tanto atteso film sarebbe stato realizzato e le riprese sarebbero iniziate nella primavera del 2006:
« Il film ero disposto a produrlo, a dirigerlo. Ma non potevo anche distribuirlo. Poi, proprio quando stavo abbandonando il progetto, ho raggiunto l'accordo con una delle tre case di distribuzione più importanti del nostro paese. »
Rivelando alcuni particolari del film alle interviste dei commentatori al Festival di Salerno, Bonivento parlò anche dei motivi che lo spinsero a desiderare tanto un film su Vallanzasca:
« Già da ragazzo ero rimasto colpito dalle vicende di questo mio coetaneo. Poi leggendo il libro di Marco Bonini, Renato Vallanzasca, Banditi a Milano, mi sono ancora più interessato alla vicenda, alla storia personale del Bel Renè. Ho deciso di raccontare tutta la sua storia, dall'infanzia ai giorni nostri, passando per i clamorosi fatti di sangue che l'hanno portato in carcere, reo confesso. »
A due anni di distanza dall'annuncio, Marco Risi venne incaricato di un nuovo film come sostituto di Bonivento, prodotto da Elide Melli e con Scamarcio nuovamente confermato per la parte di Vallanzasca. La D'Agostino chiarì anche le intenzioni degli autori circa la storia da raccontare, spiegando che non sarebbe stato un «polpettone intriso di sangue», perché il suo compagno in primis non avrebbe voluto, nonostante fosse contento all'idea di un film su di lui pur non potendo partecipare attivamente sul set. Ammettendo lo stato avanzato delle trattative per l'avvio del film, nel frattanto Angelo Pasquini e Andrea Purgatori avevano scritto una sceneggiatura ispirata non più a Il fiore del male ma al libro diario Lettera a Renato di Antonella D'Agostino, compagna di Vallanzasca:
« Non sarà il film di Vallanzasca, sarà un film su Vallanzasca. Noi attingiamo in primo luogo a lui, visto che ci può raccontare le cose in diretta. Il taglio non è né innocentista né colpevolista, certo i morti ci stanno, dobbiamo raccontare una storia. » (Purgatori sul film.)
Risi inviò la sceneggiatura ultimata a Rai Cinema, ma l'allora amministratore delegato Caterina d'Amico rigettò il progetto spiegando come trovasse poco interessante il materiale postole sott'occhio, sia per il fatto che trattava la vita di un rapinatore che per la mancanza di approfondimenti in altre sfere se non quella criminale e, come lei ebbe a dichiarare: «Non trovo interessanti le vite dei malavitosi in quanto tali. Se il loro percorso mi racconta anche qualcos'altro penso che sia interessante, altrimenti di per sè non vedo perché dovrebbe essere raccontata. Scelta estetica ed etica coincidono, per RaiCinema». Così, mentre il progetto di Risi si avviava ad essere accantonato come successo per gli altri passaggi passati, la Rai iniziò a rivedere il soggetto pensando più che a un film per il cinema, a una miniserie televisiva in due puntate. Pasquini e Purgatori lavorarono per oltre un anno alla sceneggiatura ideale, cercando l'appoggio di Vallanzasca, e furono regolarmente pagati, ma poi tutto fu fermato. L'idea di un film su Vallanzasca non fu mai abbandonata, ma sembrò improbabile che si sarebbe giunti a un risvolto in tempi brevi. Invece, quando Michele Placido si presentò, interessato a dirigere la sceneggiatura, iniziò un lavoro di completo rimaneggiamento secondo una propria interpretazione. Quello che ne risultò fu Vallanzasca - Il fiore del male. Comunque, Purgatori non rinunciò mai al progetto televisivo, dicendosi speranzoso (pur riservandogli qualche dubbio a causa delle polemiche suscitate dal film) per il futuro.
Nuovo sviluppo
La realizzazione di un nuovo progetto era nell'aria già nel 2008 per mano di Michele Placido, ma solo nel luglio 2009 durante l'anteprima di L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri, l'amministratore delegato della Cosmo Production, Osvaldo de Santis, ne annunciò ufficialmente l'ingaggio come regista e sceneggiatore. Placido parlò per la prima volta del film nel gennaio 2009, durante l'annuncio di altri due suoi film in realizzazione.
Antonella d'Agostino, moglie di Vallanzasca, è stata incaricata come consulente della produzione e ha partecipato attivamente lungo tutto il corso della lavorazione dando consigli sulla rappresentazioni di particolari sequenze, spiegando d'aver pianto in alcuni momenti.
Sceneggiatura
Come per il progetto di Bonivento, anche Placido si aiutò per la sceneggiatura leggendo Il fiore del male, con l'aiuto di Kim Rossi Stuart e Andrea Purgatori. In quanto allo stile adottato per il film, il regista dichiarò d'aver preso in considerazione quello di un film d'azione, prendendo come spunto quello usato in Romanzo criminale.
Dopo che circolarono voci circa la mano di Vallanzansca nella scrittura della sceneggiatura, Placido intervenne direttamente per smentire tali notizie, confermando, anzì, la sua impassibilità nell'affidare i suoi progetti ad altri, sottolineando comunque come l'uomo fosse il fulcro dell'intera opera e per questo necessarie sue puntualizzazioni nelle riprese:
« Io non permetto a nessuno di entrare nel mio lavoro. Vallanzasca certo è un punto di riferimento perché raccontiamo la sua storia. L'ho dovuto ascoltare per quel che riguarda la condizione carceraria, cosa mangiava, le cose più dure. Sulle modalità su cui venivano assalite le banche ci sono invece i rapporti della polizia che sono molto più importanti. La documentazione l'abbiamo fatta sia con la polizia penitenziaria sia con la polizia normale sia con i giudici di Milano che ci hanno dato il permesso di girare in quelle aule perché sanno che è un film che ha un alto profilo morale. Stiamo parlando di un criminale che ha subito un processo lunghissimo, ma da un punto di vista umano c'è un cammino che è anche una sua via crucis. »
La versione definitiva della sceneggiatura è arrivata dopo quattro revisioni, visto che Placido voleva narrare lo «spaccato sull'Italia di quegli anni» dal momento che non gli interessava raccontare «una cronachetta» ma, «la storia di un ragazzo di una famiglia perbene, bello, intelligentissimo, che poteva affrontare la vita nel modo più normale e non si capisce perché ha scelto il crimine». Dapprima scritta da Andrea Purgatori è stata poi rimaneggiata cronologicamente da Angelo Pasquini, Andrea Leanza, Toni Trupia e, su indicazione del regista, per rifinire la narrazione cinematografica, da Kim Rossi Stuart.
In seguito, Pasquini e Purgatori hanno disconosciuto la sceneggiatura a lavoro terminato, ritirando la firma del proprio operato e dicendosi contrariati dal risultato qualitativo: «è venuto fuori un altro film». Parlando a Il Riformista, Purgatori spiegò che tra i motivi che lo avevano spinto a ritirare la propria firma, v'era il comportamento di Placido, colpevole d'aver riscritto totalmente una sceneggiatura già di per sè buona e approvata da Vallanzasca:
« [...] Placido è subentrato dopo. Ma ha deciso di fare di testa sua. Eppure... A Vallanzasca era piaciuta molto la nostra storia. È normale fare tutte le modifiche necessarie per cucire al meglio una storia. Al regista spetta interpretarla. Diverso è se riscrivi il film per conto tuo. Trovo la cosa non completamente giusta. »
Cast
Con parte del precedente cast tecnico e artistico fuori dal progetto, Placido si interessò personalmente alla scelta degli attori.
Valeria Solarino annunciò nel corso dell'edizione 2009 del Mediterrante Film Festival di Bari che avrebbe preso parte al film nel ruolo di Ripalta Pioggia, prima donna di Vallanzasca, dopo esser rimasta affascinata dalla sceneggiatura. Essendo sconosciuti alla Solarino sia il bandito che la sua prima donna, l'attrice dichiarò a tal proposito che avrebbe letto Il fiore del male in modo da prepararsi meglio al ruolo. Dopo essersi informata sulla storia dei personaggi, l'attrice ebbe a dichiarare come trovasse Vallanzasca «un uomo molto bello e magnetico». Nonostante avesse firmato per la parte, era impegnata anche su un altro lavoro con le stesse date di lavorazione e per questo motivo ad un certo punto non era più convinta di poter partecipare; in seguito allo slittamento delle riprese dovuto all'arrancare della produzione si liberò degli impegni in occorrenza ai termini previsti per il film su Vallanzasca, spiegando che «sarebbe stato un peccato perdere l'occasione di essere diretta da un grande regista come Michele Placido».
Placido dichiarò che il suo bel Renè sarebbe stato "duro, forte, drammatico, un fiore del male che ha una sua poetica". Per la parte di Vallanzasca era ancora indicato Riccardo Scamarcio, ma l'attore dovette in seguito abbandonare il progetto dato il suo coinvolgimento nel più vicino Mine vaganti di Ferzan Özpetek. A seguito di ciò, Kim Rossi Stuart, che fu avvicinato per la parte una prima volta già a fine 2007, sostituì ufficialmente Scamarcio. In seguito furono confermati nel cast anche gli attori: Paz Vega, Filippo Timi, Francesco Scianna e in ultimo, Pino Bruno, scritturato intorno Natale 2009, ringraziando il regista per avergli fatto «questo dono di Natale». La direttrice del casting per Milano fu Valentina Materiale.
Vallanzasca fu visitato diverse volte al carcere dell'Opera da Kim Rossi Stuart per ricevere consigli su una buona immedesimazione nella parte per un periodo di due mesi, e da Michele Placido, il quale gli fece vedere personalmente la sceneggiatura per ottenere consigli.
L'attore, fu inoltre seguito da Massimo Sabet, un insegnante di teatro di Milano, per imparare l'accento milanese necessario per la parte; e lavorò essenzialmente sulla complessità del personaggio vista l'intenzione di rappresentarne la parte oscura e contemporaneamente capirne il lato umano, e per prepararsi alla parte lesse diversi articoli e libri sul criminale, visitando Vallanzasca sia in carcere che all'esterno per quasi due mesi:
« Il primo impatto è stato sorprendente. Vallanzasca è dotato di una carica umana impensabile. Un uomo intelligente, lucido. Uno che ha capito, quando ancora non si usava, il ruolo determinante dei media. Che li ha saputi usare alla grande. Vallanzasca fa pensare davvero a quanto contino le "sliding doors" nella vita. Se lui fosse nato in un altro contesto, avesse incontrato altre persone, avesse avuto occasioni diverse, chissà cosa poteva diventare. E invece... In 58 anni di vita ne ha fatti 38 di carcere. Sono numeri che fanno riflettere, che ti spingono ad affacciarti su un baratro. » (Kim Rossi Stuart su Vallanzasca.)
Francesco Scianna per interpretare Francis Turatello si fece crescere i ricci ai capelli e dei baffi neri. Filippo Timi per la caratterizzazione di Enzo, luogotenente del Bel René, portò basette, occhiali da sole Ray-Ban e soprabiti pitonati, ma secondo Antonella D'Agostino, nella realtà l'uomo non li avrebbe mai indossati.
Moritz Bleibtreu interpreta Sergio. A causa delle difficoltà linguistiche la voce dell'attore è stata ridoppiata in montaggio mantenendo solo due frasi con la sua voce originale per volere di Placido, il quale ha lodato la sua recitazione.
Finanziamento
Il film è stato realizzato con una spesa di produzione oscillante tra i 6-8ml ?.
Elide Melli rimase come produttrice e fu affiancata dalla 21st Century Fox, titolo della più nota 20th Century Fox Italia, nel primo progetto cinematografico dello studio in Italia, in collaborazione con la compagnia romena Mandragola Movies e la francese Babe Film, la quale si incaricò del 10% delle spese di produzione.
La commissione cinema del ministero per i Beni e le Attività Culturali ricevette domanda di finanziamento da parte dei produttori di un milione e 700mila euro, ma in una riunione svoltasi nel periodo prenatalizio lo stanziamento fu giudicato «non deliberabile» proprio per i temi caldi affrontati e per le polemiche scatenate nella precedente stagione dalla concessione di fondi per la realizzazione de La prima linea. In seguito Gaetano Blandini, all'epoca Direttore generale per il cinema, spiegò come la mancata concessione del capitale non fu legata alla natura del film ma bensì a dei problemi passati riguardanti la società con degli istituti bancari e alla presentazione mai avvenuta della documentazione, da parte dello studio, necessaria all'approvazione dello stanziamento. La Melli ribattè alle accuse di Blandini, rispondendo che la società ridiede "allo Stato il 35% obbligatorio del finanziamento" e che stava "provvedendo alla revisione quinquennale richiesta dal ministero".
In seguito il film riuscì a ricevere un patrocinio dal comune di Milano favorito da Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla cultura, e dalla Lombardia Film Commission, ottenendo anche uno sconto al 20% sul pagamento del suolo pubblico:
« Sì, il film ha il patrocinio del Comune di Milano. Non costerà un euro al contribuente: ci limiteremo a rendere più facile il lavoro. Il cinema è arte, e sarebbe sbagliato giudicare l'arte con i parametri dell'etica. Già il fatto che sia qui al lavoro un artista di livello internazionale come Michele Placido è una garanzia. Sull'onda di questo film, approveremo un pacchetto di misure per abolire l'imposta sull'uso dei luoghi pubblici e stringere convenzioni con alberghi e catering per chiunque venga a girare a Milano. Del resto, un film su Vallanzasca non si poteva fare se non qui, e porterà l'immagine della città in tutto il mondo. »
Il 30 marzo 2010, la produttrice Elide Melli presentò nuovamente domanda al Ministero per i beni culturali per la concessione di un milione e 200mila euro da devolvere alla realizzazione del film in fase di completamento. In vicinanza della riunione della Commissione Lungometraggi del Ministero fissata per la mattina del 16 settembre, il sottosegretario Francesco Maria Giro spiegò che la richiesta sarebbe stata molto probabilmente bocciata a causa del contenuto del film.
Riprese
Le riprese sono iniziate lunedì 11 gennaio 2010 a Milano e sono terminate qualche mese dopo, ad aprile. Inizialmente dovevano cominciare il 18 ottobre 2009, ma furono soggette a diversi posticipi che spostarono l'inizio prima al 26 ottobre per un arco di 15 settimane, poi a una imprecisa seconda metà di novembre 2009 tra il capoluogo lombardo, Roma e la regione Puglia e infine fu rinviato il tutto all'anno nuovo partendo con un ciclo iniziale di dodici settimane solo in Milano.
Vallanzasca usufruì di un permesso per il lavoro esterno necessario alla sua partecipazione al film, giungendo sul set insieme alla moglie e il loro cane in tempo per l'inizio delle riprese. Milano fu la location principale per tutto il mese di gennaio. Per favorire la miglior ricostruzione storica possibile furono realizzati e messi lungo i set: manifesti pubblicitari e politici, locandine, titoli di giornale dell'epoca, inoltre attori e figuranti furono vestiti e acconciati negli stili in voga negli anni '70, e fatti circolare modelli d'auto d'epoca come Fiat 850 coupé e Giulia verdi. La "Starfilm Liguria, associazione savonese specializzata in casting, fornì più di cento figuranti, per le riprese di gennaio, suddivisi tra carabinieri, magistrati, giornalisti e altri ruoli marginali. Il 13 gennaio furono girate alcune riprese in via Sanniti, nel quartiere Giambellino, e in via Abruzzo gli stessi giorni. La mattina del 15 gennaio il set fu spostato al centro storico di Milano tra piazza San Babila e corso Vittorio Emanuele. Alle riprese parteciparono una ventina di persone addette alla troup; la presenza di Vallanzasca ad esse suscitò stupore facendo giungere più di 50 persone nell'area esterna al set allestito a San Babila. Il 16 gennaio il Palagiustizia di Milano fu usato come set. Il primo piano dell'edificio fu il luogo principale per le riprese e i figuranti nei panni di avvocati, giudici e carabinieri furono vestiti con costumi stile anni '70 in modo da ricreare l'atmosfera dell'epoca.
Un'agenzia romana incaricata dai produttori noleggiò per otto giorni sei automobili BMW d'epoca (2500 del 1973, 1802 touring del 1974, due 323i del 1977, due 520 del 1973 e del 1976) presso Davide Franchi, collezionista ed estimatore di Appiano Gentile, da usare per scene di inseguimento durante le riprese di gennaio a Milano. Una bisarca si occupò del trasporto delle autovetture fino a Milano. Dopo diversi accordi preliminari, il 4 gennaio fu confermato, al termine di un incontro svoltosi a Palazzo Broletto tra i produttori e l'amministrazione comunale di Lodi, che la giornata del 29 dello stesso mese la città sarebbe stata usata come location per girare due scene d'azione. L'idea di girare a Lodi alcune sequenze era stata avanzata da Gerardo Placido, fratello del regista e collaboratore alla scrittura del film, che in seguito riuscì ad avviarne i colloqui effettivi. Le due scene girate si riferiscono a due rapine: la prima in un ufficio postale trovato nelle "Poste" di via Volturno e la seconda in una banca trovata in corso Umberto I. Per occorrere alle riprese, piazza Mercato è stata chiusa sia al traffico che alla sosta, mentre gli addetti del settore politiche sociali del Comune e delle Poste hanno potuto lavorare negli intervalli delle riprese. I figuranti scelti per apparire sono stati indirizzati direttamente dal comune di Lodi, il quale ha anche concesso l'uso dei locali di piazza Broletto soprastanti la sede dell'Ufficio Informazioni Turistiche come luogo per le riprese. Alle riprese di Lodi parteciparono circa 200 persone tra cast tecnico, artistico, di questi 40 erano comparse scelte direttamente con un'agenzia di casting lodigiana.
Il 28 gennaio sono terminate le riprese in esterni di Milano. L'ultima scena girata in città in via Derna, zona Via Padova riguardava una rapina a un supermercato ElleEsse. La sera stessa, Placido, invitato a Terrazza Martini, fece il punto sulla situazione del film insieme a Finazzer Flory, dicendo d'aver «lavorato splendidamente» nella città e rassicurando ulteriormente polemici e critici:
« Massimo rispetto per le vittime, su questo sarò rigorosissimo. Vorrei che fosse chiaro: raccontiamo la storia di un delinquente che ha fatto del male. Quando incontrai Vallanzasca, mi chiese se avessi letto il suo libro. Gli riposi di sì, ma che il film sarebbe stato un'altra cosa, cioè il mio libro sulla sua vita. »
Si è parlato della possibilità di girare in diverse carceri, tra cui quello di San Vittore dopo che Michele Lo Foco, avvocato della Cosmo Production, ha ottenuto il lasciapassare dell'amministrazione penitenziaria.
Il 1 marzo, giunti all'ottava settimana di riprese, il set si spostò da Milano a Roma girando come prime scene l'incontro tra Vallanzasca e Francis Turatello vicino al quartiere della Magliana. Nell'arco delle ultime quattro settimane di lavorazione sarà ricostruito in un set la sede di Radio Popolare e girata la celebre chiamata che il latitante fece alla radio. I tempi della lavorazione sono previsti per durare sino alla fine di maggio in occasione della sua partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia.
Lunedì 29 marzo, la troup si spostò in Abruzzo per girare alcune scene d'azione in esterni nel set allestito nell'area di Campo Felice, tra i comuni di Tornimparte e Lucoli, su indicazione dell'Abruzzo Film Commission.
Post produzione
Nell'agosto 2010 si stava preparando il completamento del film in post produzione, con l'aggiunta di musiche e di tutti gli altri effetti.
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Photo Gallery (3)
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